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PIANCABELLA TRA LE NEBBIE

Un esile gruppo all’assalto della cima

18 09 Piancabella 5156 smallMannaggia alle correnti umide, quando ci si mettono loro arriva il cielo plumbeo, la pioggerellina fastidiosa e il vento umido.

Ma non demordiamo, forse a nord delle alpi è meglio! Mentre viaggiamo lungo l’autostrada svizzera il cielo sembra essere grigio anche oltre il confine alpino. “Diamo uno sguardo alle webcam, santa tecnologia!” Ma anche oltre il tunnel del Gottardo sembra che il cielo è plumbeo, quindi meglio restare in quel del Canton Ticino.

Così ci infiliamo in Valmaglia con la sua stretta, lunga e tortuosa strada che forse batte quella di Cicogna in Valgrande! Qualcuno a bordo inizia a soffrire le curve e allora cerco di impostare una guida soft… ma come fai con tutte le curve!?!

Morale eccoci a Dagro con le sue casette ordinate e il panorama verso la valle centrale stupendo… peccato la nebbia.

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Così pian pianino ci avviamo nel bosco mentre l’umido ci fa sudare. Il sentiero parte subito convinto a stretti tornanti… hai presente quei sentieri che non perdono tempo in inutili tornanti?!

Beh morale, in poco più di un’ora siamo alla capanna sfizzera! Mentre qualcuno intravede la confortevole capanna e decide di fermarsi li, noi proseguiamo lungo l’erto e ripido sentiero della cresta sud del Piancabella.

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Il pratone è molto ripido, quindi lo risaliamo con calma per non spezzarci subito le gambe. Mantenere un passo lento e costante è fondamentale in questi terreni. Così allegramente, mentre scende una leggera pioggerellina, raggiungiamo l’anticima con l’esile croce.

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Ogni tanto il cielo sembra voglia dare una speranza di miglioramento… hai presente quei tratti chiari che ti lasciano intravedere il chiaro del sole?? Ecco così solo che dopo pochi minuti sparisce!

Con queste false speranze risaliamo ora la parte più tecnica dell’itinerario: la cresta vera e propria. Qui si alternano tratti di erba e tratti rocciosi ma sempre su buon sentiero. Occorre prestare attenzione perché tutto è scivoloso.

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Passa di qui, passa di la… ma qui ora c’è da ravanare sulla roccia… no da li si passa meglio… così raggiungiamo la base della parte finale, gli ultimi 70 metri, quelli più tecnici.

Faccio un piccolo sopralluogo più in alto ma vedo che le ultime rampette sono piuttosto umide, scivolose ed esposte. Che fare? La risposta è ovvia, per salire sulla cima a vedere solo nebbia al freddo non vale una scivolata… ma una scivolata non vale mai comunque. Tanto la cima è praticamente fatta e il panorama è nullo. Oggi è stata meramente una prestazione condita dalla speranza di una timida apertura.

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Così con questo mood scendiamo al piccolo rifugio dove in compagnia di un allegro gruppo di ragazzi si condivide il pranzo frugale. Anzi noi ci occupiamo di finire il risotto con la luganiga avanzato… piuttosto che buttarlo….

Così ridendo e scherzano si scende a valle per la consueta birra…. Ma meglio consumarla dopo aver percorso la tortuosa strada della Val Malvaglia!
Complimenti al piccolo gruppo, come sempre persone simpatiche e di buona compagnia. Ma non solo oggi avevamo due “Power Girl” molto determinate, bravissime.

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  Le Vie Selvagge di Davide Adamo
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