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trekking a lecco

Giornata di vento ai piedi del Resegone

Quando si dice che fai l'escursione giusta al momento giusto. Noi oggi siamo andati al Monte Magnodeno in una giornata decisamente ventosa ma la nostra fortuna è stata la montagna stessa a farci da scudo così il vento lo abbiamo avuto solo in cima e quasi mai durante l'escursione.

La meta era il Magnodeno e in seconda anche la cimetta della cresta della Giumenta, per intenderci quella che da l'inizio o la fine della ferrata.

La mattinata è frizzantina e ci incamminiamo nel bosco. Il sottoscritto tra la digestione del cappuccio e qualche residuo di sonno arretrato prende una direzione convinto di prenderne un'altra. Dopo una decina di minuti mi accorgo dell'errore ma inutile tornare sui propri passi perchè il sentiero conduce sempre allo stesso posto, quindi proviamo l'emozione di un nuovo itinerario.

Tra boschi, piss, pissett e un simpatico signore siamo finalmente fuori dalla vegetazione, ma siamo anche al vento

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Da qui la cima è vicina e con qualche passaggino più tecnico siamo finalmente in "vetta". Il panorama da questa montagna così come altre cime del Lecchese è sempre magnifico. Ci concediamo una pausa al riparo dal vento, ma la temperatura ci impone comunque una pausa breve. Sono i primi freddi d'altronde.

Riprendiamo il nostro cammino e prendiamo il bel sentiero che ci porta nel vallone della Gallavesa, qui perdiamo quota per restare sotto la cresta della Giumenta che è una bella, mai difficile e interessante ferrata.

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Lungo il percorso incrociamo un bivio poco visibile e per vie meno battute risaliamo verso l'attacco della ferrata che è in corrispondenza di una modesta elevazione sopra cima Fo. Da qui il panorama e la vista sulla Cresta della Giumenta è bella.

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Anche qui il vento è teso, non ci si può stare. Facciamo una foto veloce e poi scendiamo velocemente alla capanna ai piedi della cima per pranzare e da qui giù diretti al terzo tempo anticipato al Rifugio Monzesi.

Siamo in perfetto orario e ci mancano circa un paio di ore per tornare all'auto. Una piccola e banale caduta, che come spesso accade avviene in luoghi facili e senza difficoltà, compromette la caviglia di una escursionista. Fatte le dovute valutazioni e dopo aver visto un gonfiore e piccolo ematoma, direi che non è un bene per lei proseguire a piedi quindi allerto i soccorsi e così la malcapitata si fa il giro di walzer in elicottero. La fortuna nella sfortuna è stata la buona e tipica solidarietà tra escursionisti di passaggio che ci hanno dato un supporto fisico e morale. Il finale è stato l'arrivo a Erve con le luci delle frontali, ma senza ulteriori disavventure. Ora auguriamo solo la pronta guarigione alla malcapitata e una toccatina scaramantica al ferro per tutti gli altri che non capitino ancora.

Grazie a tutte per esserci state e per la pazienza, e chiudo con la perla di saggezza che recita: essere escursionisti significa anche essere solidali.

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  Le Vie Selvagge di Davide Adamo
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